Archistars e trasformazioni urbane in Italia: una figura necessaria per portare a termine progetti “di successo”?

I manufatti “iconici” progettati da architetti di fama internazionale, o archistars, sono stati spesso colti come un’occasione di rilancio delle città, anche in termini di immagine, in grado di intercettare nuove opportunità di riqualificazione socio-economica e dei servizi, un miglioramento della mobilità pubblica e del risparmio energetico, per promuovere i settori del turismo e del tempo libero. In altre parole, le archistars sono state considerate come figure garanti del successo dei progetti di trasformazione urbana, che avviano nuovi processi di riequilibrio urbano, funzionali alla promozione esterna della città, e concorrono alla creazione di consenso interno, offrendo ai cittadini simboli concreti per il risveglio dell’orgoglio civico e del senso di appartenenza.

Anche in Italia si è assistito al coinvolgimento di questi “architetti mediatici” che, concentrandosi soprattutto sulla “marketizzazione” della loro stessa immagine, nella realizzazione di progetti di sviluppo urbano hanno tralasciato molto spesso aspetti importanti come le relazioni simbolico-culturali, funzionali ed estetiche con il territorio, oltre a determinare progressivi e vertiginosi aumenti dei costi di costruzione, a mano a mano che le diverse fasi costruttive si succedevano.

Se già durante periodi positivi per il mercato immobiliare tra i numerosi progetti firmati da archistars che erano stati resi noti al pubblico se ne erano realizzati solo un numero esiguo,da quando il mercato subì un pesante crollo, nel 2008, è stato ancor più difficile assistere a contributi importanti da parte dello star system.

A cavallo tra gli anni Novanta ed il Duemila si verificò più volte che soggetti pubblici e privati, tramite accordi o intese interistituzionali, promuovessero grandi operazioni di trasformazione urbana, volte alla rigenerazione di cospicue parti di città; ciò accadde principalmente tramite concorsi internazionali di progettazione urbana e architettonica, cui parteciparono spesso alcuni tra gli studi di architettura più famosi del. Tra questi, e soprattutto per la realizzazione di opere ritenute di pubblica utilità, si annoverano numerosi casi di progetti “iconici” che hanno subito rallentamenti o frequentemente sono falliti tra cui il Museo Betile dell’Arte Nuragica di Cagliari (Zaha Hadid, 2006: non realizzato), la sede della Provincia di Bergamo (Arata Isozaki, 2009: non realizzato), gli ex Mercati generali di Roma (Rem Khoolas, 2005, procedura amministrativa in corso d’opera) e la Stazione Alta Velocità di Firenze (Norman Forster, 2002: in corso di realizzazione). Tra le cause si riscontrano le tempistiche della burocrazia, i cambiamenti politici a vari livelli istituzionali, i ripensamenti improvvisi dei committenti pubblici, la mancanza di fondi e di piani di gestione ben definiti, o addirittura le variazioni di procedure amministrative.

I progetti architettonici ed urbanistici commissionati alle archistars, pur rivelando una costante ricerca di nuovi paradigmi di attrattività e sostenibilità, raramente sono riusciti nella loro impresa di valorizzazione della città, incontrando difficoltà a stabilire un dialogo con le importanti stratificazioni storiche e culturali che rappresentano un elemento essenziale della loro identità.

Attraverso l’eclettismo delle forme e la spettacolarità dell’architettura postmoderna, le operazione immobiliari italiane si sono spesso tradotte in nuove sfide, ma anche in nuovi conflitti, squilibri e tensioni, tra i vari attori istituzionali e locali coinvolti. Di fronte alle numerose proposte elaborate dai vari componenti dello star system durante il corso degli anni, poche sono state quelle effettivamente realizzate o che al momento si trovano in corso di realizzazione.

Tra i vari elementi di inerzialità si riconoscono le lunghe tempistiche burocratiche dei procedimenti, un rincorrersi di modifiche al progetto iniziale, la mancanza di un cronoprogramma ben definito ed un considerabile aumento dei costi di costruzione; a tutto ciò si sono aggiunti, più di recente, la crisi economica delle finanze pubbliche e lo scoppio della cossiddetta “bolla immobiliare”.

Tali criticità hanno portato alla creazione di ritardi, difficoltà di attuazione e trasformazioni mancate nell’ambito dei processi di riqualificazione urbana di molte città italiane. Recentemente si è creduto di vedere nella figura delle archistars dei progettisti in grado di ideare grandi opere urbane che fossero capaci di rilanciare alcune delle princiapli realtà urbane italiane. In virtù della loro fama internazionale, tali soggetti sono stati legittimati a spendere molti soldi per progetti il cui contenuto molto spesso non ha contribuito a migliorare le sorti del contesto urbano che le ospita. Paradossalmente, le ipotesi progettuali elaborate dalle archistars appaiono spesso come progetti “calati dall’alto”, e tuttavia troppe volte sprovvisti delle fondamentali analisi che dovrebbero necessariamente precedere il suo insediamento: culturali, storiografiche, geografiche, antropologiche, e via dicendo.

Nella presente situazione di ristagno e profonda crisi delle risorse pubbliche italiane, una riflessione più profonda dovrebbe forse essere avanzata sull’archistar: una figura, tutto sommato, forse non così imprescindibilmente necessaria (e, talvolta, fors’anche dannosa) alla messa in opera efficiente ed efficace dei necessari processi di trasformazione urbana nel nostro paese. Spesso le aspettative degli attori pubblici e privati coinvolti nei processi di sviluppo urbano sono state disattese dalle proposte degli architetti mediatici e non c’è dubbio che la crisi economica sia uno dei fattori chiave nel rinvio o fallimento di molte operazioni a partire dal 2008.

Para mayor información:

CAMERIN Federico. Archistar e trasformazioni urbane in Italia. URBS. Revista de Estudios Urbanos y Ciencias Sociales, vol. 5, núm. 2, 2015, pp. 187-196, [ISSN 2014-2714]. < http://www2.ual.es/urbs/index.php/urbs/article/download/camerin/257 >

Fede­rico Came­rin es beca­rio de inves­ti­ga­ción en el Depar­ta­mento de Pro­get­ta­zione e Pia­ni­fi­ca­zione in Ambienti Com­plessi, Uni­ver­si­dad IUAV de Venecia.